Tobin Tax, cosa fare?

di 26 ottobre 2012

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Molti di voi avranno sentito della proposta dei governi dell’Unione Europea di introdurre la Tobin Tax. Si tratta di una tassa su tutte le transazioni finanziarie che sta causando diversi malumori tra i trader che effettivamente vedono la loro attività messa a rischio.

Si è partiti parlando di applicare una tassa dello 0,1% sull’azionario e dello 0,01% sui derivati, quando Loris Zoppelletto ha girato questo video sottostante dove ha analizzato la situazione del momento. Ultimamente si è sentito parlare anche dello 0,05% sui derivati.

Una tassa del genere andrebbe effettivamente a danneggiare soprattutto gli scalper e i trader intraday che cercano di prendere pochi pip/punti di profitto dal mercato per ogni trade. Un’operatività più di lungo (ad esempio la nostra Long Term) ne verrebbe meno danneggiata.


 

Insuccessi della Tobin Tax

Nella storia è stata applicata solo una volta, in Svezia nel 1984. Le entrate del governo grazie a questa tassa sono state del 75% inferiori alle attese a causa di una drastica diminuzione delle transazioni. Il governo svedese ha rimosso la Tobin Tax nel 1992.
 

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Dubbi e questioni aperte sulla Tobin Tax

Il dubbio principale intorno alla Tobin Tax è che solo diversi stati Europei intendono applicarla, ma non per esempio grandi centri finanziari come Londra o gli USA. I grandi investitori sposteranno quindi semplicemente le loro operazioni verso questi centri di scambio abbandonando gli strumenti e le Borse europei. Sembra davvero che si vogliano dare una martellata nei gioielli di famiglia!

Inoltre al momento è ignoto come vorrebbero applicare questa tassa. Per strumento o per paese di residenza?
a) Per strumento vuol dire che tutti quelli, nel mondo, che tradano il DAX (indice azionario tedesco) per esempio dovrebbero pagare una tassa.
b) Per paese di residenza significa che solo quelli che risiedono in paesi dove la Tobin Tax è stata approvata, pagherebbero la tassa. Quindi se in Italia verrà applicata, i trader e le istituzioni italiane dovranno pagare questa tassa. E come si misura questo? E come si evita che le istutuzioni e i trader prendano residenza fiscale all’estero per continuare a tradare?
 

Conclusioni

E’ una notizia importante, sicuramente da seguire, ma non è la fine del trading come tanti vogliono far credere. E’ una tassa che fa acqua da tutte le parti e una soluzione si trova sempre. Il consiglio è quindi quello di stare tranquilli e sereni almeno fino a quando ci saranno notizie più chiare in merito. Quando si saprà qualcosa di più, saremo i primi ad valutare le varie possibilità per continuare a fare trading e le condivideremo con tutti i lettori di Professione Forex.

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