Parliamo di volatilità

di 26 gennaio 2014

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La volatilità viene spesso considerata da alcuni traders come la nemica principale dell’operatività.
Questo in realtà non è corretto e succede perché dai più viene scambiata con la parola erraticità.
Il significato di volatilità è il numero di pips che una determinata coppia del mercato del Forex percorre in un lasso di tempo.
L’erraticità invece è la caratteristica del prezzo a percorrere movimenti imprevedibili e confusi, senza un’apparente logica.
Si capisce quindi come sia proprio l’erraticità che ostruisce il trader nel suo lavoro, producendo falsi segnali e aggiungendo difficoltà alle analisi operative.
La volatilità, al contrario, è la vera alleata di chi prova a guadagnare nel mercato perché permette di percorrere più pips e quindi di ottenere un profitto maggiore dai deal svolti.
Certo, l’eccessiva volatilità potrebbe invece raggiungere più facilmente gli stop loss e ritardare gli ingressi ma, a patto che si sia in grado di gestirla e utilizzarla, la volatilità aiuta il trader fornendo più segnali rendendoli più forti.
Si è parlato tanto, e se ne parla anche oggi, come la volatilità sia in calo probabilmente a causa della guerra valutaria attuata dalle diverse banche centrali, sempre di più impegnate nel voler svalutare la propria divisa per favorire l’esportazione e incremento degli investimenti esteri.
In una situazione esasperata non sarebbe possibile operare e comunque sarebbe abbastanza difficile, proprio a causa del basso movimento del prezzo.
Ma è davvero così?
È vero che oggi i prezzi non si muovono, o perlomeno si muovono poco?
L’atr, strumento di analisi in grado di misurare la volatilità potrebbe darci la risposta definitiva a questo dilemma.
Andiamo allora ad analizzare i quattro cambi più importanti dal punto di vista della volatilità, inserendo sul grafico due atr, uno con un periodo a 25 e l’altro con un periodo a 1.
Il primo ci permetterà di vedere il movimento annuale della volatilità mentre il secondo ci permetterà di notare facilmente il flusso di movimento settimanalmente.

EURUSD:

Il cambio si trova senza ombra di dubbio nella parte bassa del suo range.
Questo significa che effettivamente l’eurodollaro negli ultimi due anni ha ridotto la propria capacità di percorrere pips.
Notiamo però anche che non si trova sui minimi storici e quindi il peggio non è ancora arrivato e che di conseguenza è ancora possibile operare su questo cambio.
In ultimo vediamo anche che il valore medio del cambio si attesta circa tra i 260 pips a settimana contro il 160 di oggi e quindi è auspicabile un inversione di tendenza per riportare la volatilità in aumento:

eurusd

GBPUSD:

Tralasciando l’eccesso dei tre anni tra fine 2008 e fine 2010 vediamo che invece la sterlina ha già ripreso a muoversi e si è portata praticamente nei suoi valori medi.
Notiamo anche che dopo aver segnato un minimo ad inizio 2013 dove già ne aveva realizzati in passato ha prodotto una buona inversione che sembra voler continuare trovandosi infatti su un altro minimo già segnato in bassato.
Ora, con la volatilità a circa 230 pips a settimana si potrebbe pensare che la nuova direzione punti a 350 pips a settimana di media, zona di massimi nel passato:

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AUDUSD:

Nessun problema invece per quello che riguarda l’aussie, già sui valori medi e mai sceso verso i minimi storici del suo passato.
Abbiamo avuto anche qui un calo, che si è però fermato prima rispetto ad euro e sterlina.
Questo non fa altro che confermare la tecnicità del cambio che si è sempre dimostrato un ottimo strumento per il trading, sempre dinamico e poco erratico, anche nello studio della propria volatilità.

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USDJPY:

Lo yen invece è quello che più ha sofferto nel calo di dinamicità.
Notiamo subito che è stato l’unico degli strumenti analizzati a segnare un minimo storico più basso rispetto alla propria storia.
Fra l’altro, dopo l’impennata dei 2500 pips voluti dalla BOJ il cambio per tutto il 2013 si è chiuso in un triangolo che ha rispinto la volatilità verso il basso.
I valori si trovano infatti ancora nella parte bassa, dove sono stati segnati molti minimi. Ora si vedrà.
Il cambio sembra il più delicato anche a causa della difficile situazione economica in Giappone.
Ad ogni modo i 170 pips a settimana (davvero pochi per lo yen) potrebbero segnare la svolta.

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CONCLUSIONI:

Possiamo quindi dire che, in effetti, un calo lo abbiamo avuto.
Valute come sterlina e australiano hanno però ripreso subito la marcia portandosi su terreni più movimentati e dinamici, cosi come lo yen che dopo il minimo storico (portato anche la fatto che come valore di prezzo lo yen si trovava sui massimi assoluti) ha ripreso a muoversi.
L’euro e l’unico ad essere ancora in fase calante senza fornire ancora sintomi sinceri di inversione.
Euro a parte possiamo quindi dire che la volatilità si è ripresa e che “il peggio sia passato” notando ad ogni modo che il periodo di atr 25 su grafico settimanale risalta la volatilità annuale.
I grafici rossi, con atr 1, mostrano invece come a livello settimanale, senza calcolare medie, la volatilità sale e scende ogni settimana raggiungendo sempre, in ogni periodo dell’anno dei buoni massimi.
Questo vuol dire che a livello annuale i cambi si sono mossi meno nell’ultimo periodo ma a livello settimanale e giornaliero le “giornate buone” ci sono sempre state e ci saranno sempre.

Per quello che abbiamo potuto analizzare il risultato è che non è stata la volatilità in questi ultimi anni, anche se in calo come valori medi, ad impedirci di tradare con buoni risultati.

Per questa settimana è tutto.
A domani per i nostri corsisti Premium, a settimana prossima per i nostri lettori.

Lucas

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