Fine dello Shutdown.. tempo per i festeggiamenti?

di 18 ottobre 2013

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Finalmente, dopo aver tenuto con il fiato sospeso il mondo intero, sul finire di settimana il tanto atteso accordo fra democratici e repubblicani è stato raggiunto al fine di scongiurare il fallimento tecnico degli Stati Uniti per insolvenza. La vicenda è stata seguita da vicino soprattutto da Cina e Giappone, i maggiori titolari del debito americano, con 1300 e 1100 miliardi. In Europa i più interessati erano invece Svizzera, Belgio e Gran Bretagna.

Gli accordi prevedono tre punti cruciali:

– riapertura dello stato federale fino al 15 gennaio
– innalzamento del debito fino al 7 febbraio (16.700 miliardi)
– modifica dei conteggi per il calcolo dei redditi minimi per diritto a cure sanitarie

Risulta fin troppo evidente che il tutto assume gli aspetti di una tregua, piuttosto che di una risoluzione al problema. Dal 15 gennaio gli statali e i dipendenti pubblici restano nuovamente a rischio, forse anche più di prima, mentre per quello che riguarda il debito, continua la politica di accomodamento sostenuta dalla FED, giungendo ad una situazione sempre meno sostenibile.

Riapertura federale

Da giovedì i dipendenti dello stato sono tornati al lavoro, con una nota della legge firmata da Obama che chiede che l’indennizzo del salario non recepito dai lavoratori nei sedici giorni di stallo sia elargito il prima possibile. Ma la vicenda assume anche aspetti politici. La linea dura della fazione repubblicana del Tea Party non può essere stata ben digerita dagli 800 mila lavoratori statali che sono rimasti senza lavoro e senza stipendio per più di due settimane, solo per ostacolare la riforma sanitaria fortemente cercata da Obama. Senza contare la spaccatura che si è avuta alla camera della fazione repubblicana, con l’irritazione del gruppo più rigido del partito.

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Debito pubblico

Raggiunto l’accordo e scampato il pericolo è intervenuta Standard & Poor’s per stimare i danni dell’accaduto e fornire le solite previsioni del caso. Da una parte la perdita economica dello shutdown è stata stimata in circa 25 miliardi di dollari, e anche a causa di questo, le previsioni per il PIL sono state tagliate, dal 3% al 2% su scala annuale. Da qui ne risulta che, per evitare una frenata ulteriore dell’economia, per il momento non si fermerà la stampa di liquidità da parte della FED, a braccetto con la decisione ultima di innalzare il tetto del debito.

Bisogna quindi festeggiare?

Bene quindi per l’accordo. Dipendenti pubblici in salvo e creditori del debito rassicurati. Ma abbiamo trovato una soluzione? L’accordo raggiunto non è altro che un: andiamo avanti come sempre per un altro po’. Niente di più. Solo uno spazio temporale allungato per dar tempo all’amministrazione democratica e all’opposizione repubblicana di trovare nuovi accordi con una gittata a più lungo tempo.
Le questioni centrali, i nodi principali della vicenda, sono ancora vivi e ben impiantati nel tavolo delle trattative, ben lungi dall’essere risolti. E, come ovvio e logico che sia, lo snodo principale è rappresentato dall’eccessivo indebitamento in cui si trovano gli States. La vicenda ha ricordato al mondo intero che il debito made in USA supera ormai abbondantemente il 100% del PIL, con un ammontare di ben 16.700 miliardi di dollari, e come se non bastasse questo limite verrà alzato in quanto i debiti continuano ad aumentare. Come alzare un qualcosa che sia gia troppo alto e a rischio di caduta.

E nel resto del mondo?

La vicenda da spiegare e poi la situazione di alcuni paesi dell’eurozona e del Giappone. A causa del superdebito accumulato dall’economia giapponese e dalle situazioni al limite di alcuni paesi europei è stato prescritto loro il comando di ridurre il debito. Ebbene, perché all’economia più potente del mondo non è stato richiesto lo stesso comando? Perché, nonostante un debito inferiore al 100% del PIL, l’eurozona non gode degli stessi privilegi d’oltre oceano. E ancora, siamo realmente sicuri che la posizione diffusa fra Stati Uniti, Europa e resto del mondo che prevede di accomodare la crescita economica stampando moneta a discapito del debito sia la scelta più corretta?
Analizzando i paesi europei che hanno meglio lavorato durante la crisi come Germania e Svizzera si possono capire tutti i limiti di questa polita di espansione. Paesi che contendendo il debito e risparmiando in termini di interessi dovuti ai debitori hanno potuto sostenere la propria economia senza sottrarne invece risorse.

Alla prossima settimana.
Lucas

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