Facciamo trading con le Bollinger Bands

di 09 luglio 2013

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Quando siam lì sui grafici a cercare occasioni per un buon trade, la prima condizione che valutiamo se abbiamo sale in zucca è : dove sta andando il trend. E dunque tanto per ripetere il rosario quotidiano: se il trend è rialzista, cercheremo solo occasioni long, se è ribassista, solo occasioni short.

Uno mi può dire: eh mai sei pedante, la conosciamo la storia. Il fatto è che questa regola, essenziale per garantirsi un profitto statistico nel tempo, viene spesso ignorata. A volte per semplice pigrizia, più che per incapacità di valutare il setup. A volte perché le candele tentatrici ci inducono ad operazioni controtrend apparentemente invitanti. Intendiamoci: non sono contro i controtrend (pardon per la cacofonia), però dico che per farli occorre avere parecchio screen time alle spalle e dunque l’esperienza necessaria per riconoscere un pattern controtrend realmente attendibile.

Ma torniamo al nostro amico trend. Trovata la direzione del mercato, il secondo step è individuare un buon pattern di entrata, e alla fine di tutto, un buon timing di entrata. Ci sono vari indicatori che possono aiutarci a trovare il buon momento per comprare o vendere, e molti ne abbiamo visti durante il percorso del nostro blog.

Oggi voglio parlarvi delle Bollinger Bands, che sono essenzialmente misuratori di volatilità ma, oltre a questo e grazie all’interazione con le medie mobili, ci forniscono indicazioni importanti sui massimi e i minimi dei prezzi in un determinato periodo di tempo.

L’indicatore sul grafico si presenta così:

 

 

Le Bollinger sfruttano la sinergia di due indicatori: una media mobile semplice (la linea blu nel grafico) che segue l’andamento del prezzo, e le cosiddette “deviazioni standard” (le due linee rosse) che misurano la volatilità del mercato. Queste ultime sono belle perché ci fanno praticamente una “foto” della volatilità, stringendosi e allargandosi secondo il momento:

 

 

Il set standard è solitamente plottato a 20 periodi (la media) e 2 deviazioni. A differenza di altri indicatori, per i quali consiglio solitamente di lasciare il set standard, le Bollinger Bands si prestano bene a piccoli aggiustamenti delle deviazioni. Potete fare la prova sulla vostra piattaforma, e vedrete che (ad esempio) con 3 deviazioni standard le bande accompagnano meglio il prezzo. Questi due setting si possono alternare a seconda della tecnica di trading che mettiamo in pratica. Vediamo oggi l’utilizzo più tradizionale delle Bollinger, poi magari in un articolo a parte vi farò vedere una tecnica diversa.

Quando il prezzo raggiunge una delle due bande, si crea una possibile price action di inversione, per riportare il mercato ai livelli normali. In pratica, le due bande costituiscono delle aree di ipercomprato e ipervenduto, che possiamo tradare proprio come faremmo (ad esempio) con un oscillatore stocastico.

Vediamo un esempio long. Nel corso di un trend rialzista, il prezzo ritraccia verso la banda Bollinger inferiore, lasciandoci un bel segnale di ripartenza:

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Aspettiamo la chiusura della candela, poi piazziamo il nostro ordine long poco sopra il segnale, con target la Bollinger opposta. Lo stop loss lo metteremo sotto il segnale, e fuori dalla Bollinger:

 

 

Il setup diventa più bello quando il segnale sfora le bande, perché migliora il risk reward del trade, come vediamo in questo esempio short:

 

 

Due consigli: usate la media mobile come limite su cui spostare lo stop loss a pari (e magari prendere un po’ di profitto), e siate tolleranti sui target: se il prezzo si avvicina alla banda opposta, non la tocca, e dà segnali di inversione, chiudete lo stesso il trade e mettetevi i soldi in tasca.

Nel prossimo articolo vedremo altre applicazioni di questo indicatore, tanto nobile da meritarsi un sito tutto suo (www.bollingerbands.com, se masticate l’inglese).

That’s all folks, tenete d’occhio il blog, e mi raccomando non bigiate le lezioni del nostro Premium.

 

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