Analisi settimanale AUD USD 4 settembre 2011

di 05 settembre 2011

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Anche in questo inizio di settembre, abbiamo assistito alle ennesime notizie sull’economia statunitense non certo brillanti. Questo andamento si riflette su tutta l’economia mondiale, continuando il periodo d’incertezza che certo non piace dal punto di vista del forex. L’incertezza delle più grosse economie occidentali si riflette inevitabilmente anche sulle economie emergenti, come Cina, India, Brasile …ecc, che ovviamente devono gran parte della loro spinta alle esportazioni verso quei paesi. Un modo per cercare movimenti di medio/lungo periodo, potrebbe essere quello di puntare su monete di paesi più solidi (dollaro australiano e neozelandese, che hanno nelle materie prime uno dei loro principali elementi economici) contro il dollaro, che non sembra vivere un periodo esaltante.

Il cambio AUD/USD presenta queste ultime caratteristiche.

Grafico settimanale: l’andamento del lungo periodo, denota un andamento sostanzialmente crescente da più di due anni, cioè dall’inizio del 2009. Si notano due onde uguali, l’ultima potrebbe aver finito il suo ciclo la prima settimana di agosto. L’ADX sembra “spegnersi”, ma lo stocastico punta decisamente in alto. Da notare la pinbar della settimana dal 6 a 13, che è rimbalzata intorno al 1,0000 (70 pip rispetto ad una candela di 500 non è moltissimo).

Grafico giornaliero: il grafico giornaliero riflette una situazione più “stagnante” anche se nell’ultima parte ha fatto uno scatto, probabilmente per chiudere la seconda onda di cui abbiamo parlato. L’ADX è “rimbalzato” sul 30, quasi fosse una resistenza e sembra riscendere, lo stocastico in contrasto con quello settimanale punta verso il basso.

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Conclusioni: l’andamento sul lungo periodo sembra ancora crescente, il rimbalzo su 1,0000 della pin settimanale rafforza ulteriormente questa l’idea. Bisogna però tener conto del fatto, di essere molto vicino ai massimi di sempre del 27/07 a 1.1080

Scenario rialzista: sul lungo periodo non ci sono segni di inversione, e l’unico target possibile è sicuramente il massimo di sempre a 1.1080

Scenario ribassista: se il dollaro cominciasse (poco probabile, viste anche le ultime notizie di macro-economia americana)  a rafforzarsi e il grafico scendesse, aspetterei la rottura di 1.3160 con target intorno a 1.000

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